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Nomadi ma con le radici. Il diario inedito (e rock) del viaggio con Daolio

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Posted on: 11/04/16
nostro inviato a Novellara (Reggio Emilia)Poco più avanti c'è la via Boccaccio, dove al 9 sono nate le prime canzoni dei Nomadi. Là in fondo, appena fuori da Novellara, fan anche giovanissimi vanno a salutare Augusto Daolio, il cantante e fondatore morto nel 1992, e lasciano intorno alla quercia piantata per lui una lunga corona di fiori, scritte, bottiglie di Lambrusco per un altro brindisi. Tutto, naturalmente, avvolto da quella bruma pensierosa e malinconica che fa tanto Peppone e Don Camillo. E qui, nel teatrino profumato di storia nella Rocca dei Gonzaga, c'è Beppe Carletti con la figlia Elena che presentano 1965/1979 Diario di viaggio di Augusto e Beppe, box monumentale con 4 cd che diventano 8 nella versione deluxe piena zeppa di demo, rarità e versioni in italiano di successi come What now my love o The memory train. «Un omaggio ai Nomadi e ad Augusto con il quale ho condiviso trent'anni di vita e di concerti. Tra tutte queste canzoni ci sono anche sette inediti che abbiamo ritrovato negli archivi Emi: le avevamo incise nella prima metà degli anni '70 e non avrebbero sfigurato in un album», spiega Carletti, musicista e compositore talvolta sottovalutato ma, ormai a settant'anni suonati e portati benissimo, è uno dei testimonial più credibili della nostra canzone popolare. Per capirci, i Nomadi vantano 150 cover band ufficiali, probabilmente un record.Con la sua parlata emiliana e la gestualità lenta dell'uomo abituato al palco, Beppe Carletti è una miniera di racconti che rendono l'idea del favoloso e sofferto viaggio che li ha portati dalle balere dei primi anni '60 fino a un posto in prima fila nella nostra musica. «I ragazzi andavano lì per stringer la ragazza (dice proprio così, con linguaggio d'altri tempi - ndr) e noi suonavamo brani lenti di Peppino Di Capri e di Celentano. Ma la nostra svolta è stata nel '63 con i 77 giorni di ingaggio al Frankfurt Bar di Riccione, che allora per noi era come New York. Dopo due settimane ci volevano mandare a casa perché al pubblico non piacevamo e allora, visto che non avevamo nessuna intenzione di andarcene, abbiamo messo in scaletta Dracula Cha Cha di Bruno Martino, siamo diventati più teatrali, Augusto cantava seduto sulle ginocchia delle tedesche e il pubblico impazziva». Poi è arrivata la collaborazione con Francesco Guccini, che nel cofanetto è riassunta in due cd, e i rapporti difficili con Rai e pubblico a causa dei testi. «Nel 1967 a Catania ci hanno tirato i sassi quando abbiamo iniziato Dio è morto. E una volta, finito il concerto, un signore educatissimo mi disse: Si ricordi che Dio non è morto. Quando apparivamo al Cantagiro, le telecamere per noi si spegnevano. Un giorno, nel 1968, alle Botteghe Oscure di Roma, un dirigente del Pci ci disse: Voi stasera andate in tv. E fu così, in effetti. Il giorno dopo, il patron del Cantagiro mi minacciò: Questa me la paghi. Ma noi non siamo mai stati un gruppo di partito, anzi: Dio è morto veniva trasmessa da Radio Vaticana». Quindici anni, quelli raccontati in questo diario musicale, che per i Nomadi sono stati un tourbillon di dischi, concerti e sorprese. Come quella della sigla per Rischiatutto.«Nel '73 la Rai ci chiese di fare la sigla, Paolo Limiti scrisse il testo ma non fu ritenuto congruo. Allora ne scrisse un altro, che andava bene, e il brano fu trasmesso per tutta la stagione nel quiz di Mike Bongiorno. Si intitolava Voglio ridere, per noi una soddisfazione e anche, bisogna ammetterlo, uno dei nostri primi veri guadagni. Mi piacerebbe che Fazio ci invitasse a parlarne in questa sua riedizione di Rischiatutto», dice sorridendo Carletti. Ora sembra strano che la voce dell'irsuto, geniale Daolio introducesse un programma di (come si dice ora) prima serata. Ma erano tempi diversi, senza dubbio più curiosi. E poi, come spiega la «figlia dei Nomadi», ossia Elena Carletti, ora sindaco di Novellara con una lista sostenuta dal Pd che ha preso l'80 per cento dei voti, «Augusto era affamato di vita, oggi sui social network sarebbe stato un vulcano di pensieri». Molti li potete trovare qui, in questo bauletto di brani lontani, candidi e quasi artigianali, che diventano l'ultimo testamento di un cantante entrato nella storia senza mai entrare nel bailamme della cronaca più becera.




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