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ASIA/NEPAL - Dopo il terremoto, cresce la fede nel popolo di Dio

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Posted on: 07/08/17
Kathmandu – In un evento tragico come il terremoto, non manca la grazia di Dio: è quanto emerge dal contesto del Nepal dove, dopo il forte sisma del 2015, si è rafforzata la fede nel popolo di Dio: “Il terremoto è stato orribile e spaventoso. Ma nella tragedia ci siamo sentiti vicini l'uno all'altro, abbiamo pregato con costanza, abbiamo messo in moto uno sforzo di solidarietà e ricevuto aiuti da diverse parti del mondo. In tal modo, gradualmente, ci hanno aiutato a ricostruire le nostre vite e i mezzi di sostentamento. Abbiamo sperimentato la resilienza, la pazienza e l'ottimismo, la speranza e il coraggio, anche in un'esperienza così dolorosa. La nostra fede ne è uscita rinsaldata”, racconta a Fides una donna cattolica nepalese di nome Uttara.
“Il sisma non ha indebolito l'amore e la solidarietà dei cristiani e dei non-cristiani. Ci ha colpito ricevere aiuti da persone di tutto il mondo, senza alcuna differenza di fede. Siamo stati toccati dal vedere tanto amore e compassione della gente nei nostri confronti: questo ci ha aiutato a renderci conto della misericordia di Dio nella nostra vita” aggiunge un’altra cristiana, Babita, parlando a Fides.
Molti uomini e donne, cristiani nepalesi , esprimono il medesimo concetto e dicono a Fides che l’evento drammatico del terremoto ha contribuito a rafforzare la loro fede in Dio e a sperimentare concretamente lo spirito di solidarietà. Alla fase di emergenza, assistenza e ricostruzione, hanno cooperato le istituzioni civili, il governo, le Ong, gli enti internazionali, le comunità religiose come la Chiesa cattolica attraverso la Caritas.
Sono trascorsi due anni da quel 25 aprile del 2015, quando un terremoto di magnitudo 7.8 ha scosso il Nepal. Oltre 8.500 persone sono morte, oltre mezzo milione di case distrutte, oltre cinque milioni di persone in qualche modo interessate dagli effetti del sisma: si tratta del disastro naturale dagli effetti maggiormente letali della storia del paese.
Tra gli organismi cattolici, Caritas India e Nepal e le Caritas di altri paesi occidentali sono state ampiamente coinvolte nell’opera di riabilitazione, nella ricostruzione di abitazioni con criteri e materiali antisismici, in progetti per il sostegno e lo sviluppo delle genti colpite .
A due anni dal sisma, numerose famiglie si sono installate in nuove case, ha riferito “Cafod” , spiegando che “la risposta umanitaria include il sostegno a partner locali per organizzare laboratori di formazione professionale con persone appartenenti alle comunità colpite, in modo che possano costruire case più sicure, in grado di sopportare scosse di terremoto”.
Le donne, rileva Cafod, hanno subito in modo sproporzionato l’impatto del terremoto e per questo i progetti di riqualificazione educativa e professionale avviati rappresentano “un'ancora di salvezza per loro”. Non mancano programmi per ricostruire le scuole, i sistemi idrici, le aziende agricole. La Caritas, con tutti i suoi partner e agenzie di vari paesi, è tuttora impegnata in progetti e iniziative che mirano a restituire dignità delle persone colpite e aiutare i sopravvissuti a ricostruire un futuro prospero.


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